Prestare 500 euro e pretenderne indietro 1.350 in una settimana, poi continuare a bussare con minacce anche dopo il saldo del debito. È uno dei due episodi che avrebbero portato in carcere due persone, ritenute vicine al clan Pagnozzi, l'organizzazione camorristica che i Carabinieri definiscono storicamente egemone sulla Valle Caudina.

L'operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, è scattata il 4 agosto scorso grazie al lavoro congiunto dei Nuclei Investigativi dei Comandi Provinciali di Avellino e Benevento, con il supporto delle Compagnie di Avellino e Montesarchio. Il fermo eseguito riguarda due indiziati per estorsione e usura aggravate dal metodo mafioso e dall'aver agevolato il clan.

Il prestito da 500 euro diventato un incubo

Il primo episodio contestato riguarda un ventisettenne della provincia di Avellino. Dopo un prestito di 500 euro concesso con interessi usurari, l'uomo avrebbe restituito 1.350 euro in appena sette giorni. Non è bastato: secondo la ricostruzione degli inquirenti, le richieste di denaro sarebbero proseguite con violenza e minacce anche dopo quella cifra.

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Assunzioni imposte e notti sotto casa

Il secondo caso coinvolge un ventottenne originario del Napoletano ma residente in provincia di Avellino, agente di una nota catena di supermercati. Gli indagati lo avrebbero costretto, tra minacce ripetute e violenza, a versare somme di denaro per far assumere persone della Valle Caudina, ad assumere per conto dell'azienda un pregiudicato indicato da loro stessi, e a pagare ulteriori somme a titolo estorsivo. Tra le condotte contestate, secondo quanto ricostruito, anche visite notturne ripetute sotto l'abitazione della vittima, danneggiamenti e tentativi di incendio.

Estorsioni con metodo camorristico, 2 arresti nell'Avellinese
Immagine illustrativa generata con IA

Armi e pericolosità: la decisione del gip

Le indagini si sono basate su intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, servizi di osservazione, analisi di filmati di videosorveglianza e riconoscimenti fotografici. Un quadro indiziario che, secondo gli investigatori, ha reso necessari provvedimenti urgenti vista l'estrema pericolosità degli indagati e la loro disponibilità di armi. Il 5 agosto il gip del Tribunale di Avellino non ha convalidato il fermo, ma ha ritenuto comunque sussistenti i presupposti cautelari, disponendo per entrambi la custodia in carcere.

Si tratta di misure cautelari disposte in fase di indagini preliminari, contro cui sono ammessi mezzi di impugnazione. Gli indagati restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Fonte: Carabinieri - Comando Provinciale di Avellino