Quarantotto mila pacchetti di sigarette al giorno, prodotti in fabbriche clandestine mimetizzate tra i capannoni industriali della periferia torinese. È il cuore dell'operazione "Chain smoking", con cui i Comandi Provinciali della Guardia di Finanza e dell'Arma dei Carabinieri di Torino hanno smantellato un'associazione per delinquere transnazionale dedita al contrabbando e alla contraffazione di tabacchi.
Su delega della Procura della Repubblica di Torino, il GIP ha disposto 23 misure cautelari personali: 4 custodie in carcere, un arresto domiciliare e 18 obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. A questo si aggiungono sequestri preventivi per quasi 140 milioni di euro. Gli indagati, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero tutti originari di Paesi dell'Est Europa — Moldavia, Romania, Bulgaria e Ucraina.
Cinque fabbriche nascoste tra Torino e l'hinterland
Le indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Torino e della Compagnia Carabinieri di Venaria Reale avevano portato, nei mesi scorsi, all'individuazione di 5 opifici occulti e 2 depositi per lo stoccaggio del materiale illecito. Le strutture, complete di linee produttive e macchinari costosi, erano dislocate nei quartieri torinesi di Madonna di Campagna, Barca e Rebaudengo, oltre che nei comuni di Caselle Torinese, Venaria Reale e Avigliana.
Il bottino del sequestro
Nei blitz precedenti erano state sequestrate oltre 230 tonnellate di tabacco lavorato di provenienza extra-unionale, 22 tonnellate di sigarette già confezionate e quasi 538 milioni di componenti — filtri, cartine, cartoncini per il packaging — destinati a riprodurre pacchetti con marchi contraffatti di note aziende del settore.

Un giro d'affari da 175 milioni di euro
Le perizie sulle linee di assemblaggio hanno permesso di stimare in via prudenziale un volume immesso sul mercato illegale di almeno 35 milioni di pacchetti, pari a 700 tonnellate di prodotto, destinato soprattutto ai Paesi del Nord Europa. Un traffico che avrebbe fruttato agli organizzatori guadagni stimati in non meno di 175 milioni di euro, a fronte di un'evasione di accisa quantificata in circa 112 milioni e di IVA per 28 milioni.
L'esecuzione dell'ordinanza ha richiesto l'impiego coordinato di oltre 130 militari tra Finanzieri e Carabinieri, che hanno sottoposto a vincolo automezzi, autoarticolati, beni immobili, disponibilità finanziarie e preziosi, tra cui orologi di marche prestigiose e diamanti. Gli indagati restano, al momento, presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.








