Un femminicidio commissionato per 20mila euro, una stesa contro il sindaco e l'esplosione di colpi d'arma da fuoco contro un bar di famiglia: cinque persone sono finite in carcere a Gricignano d'Aversa e in provincia di Napoli con l'accusa, a vario titolo, di tentato omicidio, intimidazione con uso di armi e detenzione abusiva di armi comuni da sparo, aggravati dal metodo mafioso.

A eseguire il decreto di fermo del pubblico ministero, emesso dalla Procura di Napoli - Direzione Distrettuale Antimafia, sono stati i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, lo scorso 27 luglio. Tra gli indagati figurerebbe un'esponente di spicco del clan Autiero, alias "i Scusuti", storicamente collegato ai Casalesi.

Il capo clan tornato libero dopo 33 anni

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, uno degli indagati sarebbe uno storico capo clan, in regime di libertà vigilata, scarcerato nel 2024 dopo 33 anni di detenzione, di cui 28 trascorsi al 41 bis. Le indagini lo avrebbero identificato come figura apicale di un gruppo riorganizzatosi dopo la sua scarcerazione, con un organigramma strutturato e ruoli assegnati a ciascun componente.

La stesa contro il sindaco e l'imprenditore

Insieme a lui risultano indagate altre due persone per una ritorsione armata contro un imprenditore e il sindaco di Gricignano d'Aversa. I due, secondo l'accusa, avrebbero organizzato una "stesa", esplodendo colpi d'arma da fuoco contro un bar della famiglia del primo cittadino e contro l'abitazione dell'imprenditore, per vendicarsi di un presunto esposto alle forze dell'ordine che denunciava affari illeciti di un sodale.

Camorra a Gricignano, sventato omicidio su commissione
Immagine illustrativa generata con IA

Il piano per uccidere una donna

Gli investigatori avrebbero inoltre bloccato un progetto omicidiario ai danni di una donna, commissionato dal suo ex compagno al capo clan per 20.000 euro, in parte già versati. Il capo clan avrebbe già individuato gli esecutori materiali e definito le modalità dell'attentato. Il movente ricostruito indicherebbe la ritorsione per una denuncia di stalking e revenge porn presentata dalla donna, unita a una gelosia ossessiva maturata dopo la fine della relazione.

Il 29 luglio il Gip del Tribunale di Napoli Nord non ha convalidato il fermo, ma ha ritenuto sussistenti i presupposti cautelari, disponendo la custodia in carcere per tutti e cinque gli indagati. Restano ammessi i mezzi di impugnazione: gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Fonte: Carabinieri - Comando Generale